Ne hanno parlato “Le Iene”, “Striscia la notizia”, i nostri concorrenti, i siti di approfondimento, e tutti propongono la stessa informazione: se, in un contratto di mutuo o finanziamento, la somma del tasso contrattuale (TAN) con il tasso di mora supera il tasso soglia, il contratto è da ritenersi usurario.
Questa affermazione fa riferimento alla contestazione della “promessa” di interessi usurari, che ha trovato fondamento nella sentenza della Cassazione n° 350/2013 , rimbalzata in tutti i media.
Il nostro Studio, viste recenti le ordinanze avute in alcuni tribunali italiani (Tribunale di Napoli del 28.01.2014 e Tribunale di Milano del 28.01.2014) e sentito anche il parere di numerosi avvocati che si occupano di queste tematiche, sostiene una linea più realistica e concreta: troppo facile sarebbe affermare che tutti coloro che si trovino in questa situazione possano aspirare ad ottenere la restituzione degli interessi pagati.
Analizzando attentamente la questione, i casi che si potrebbero presentare sono i seguenti:

  • il tasso di mora non è mai stato applicato, quindi non vi è l’applicazione di interessi moratori
    • Obiettivamente riteniamo difficile che un giudice possa condannare l’istituto nel caso non sia mai stata applicata la clausola relativa agli interessi di mora (quindi basandosi solo sulla “promessa usuraria”). Le recenti sentenze a cui tutti fanno rifermento non stabiliscono che tutti coloro che si trovino in questa situazione possano attendersi lo stesso epilogo, ma solo che, essendovi appunto un precedente, è possibile che vi sia una sentenza favorevole: le possibilità associate a questo evento positivo sono, a nostro parere, molto limitate.
  • il tasso di mora è stato applicato, quindi vi è l’applicazione di interessi moratori
    • Quando la clausola relativa agli interessi di mora viene applicata, la contestazione può assumere una forza differente in quanto, pur non sostenendo la “promessa usuraria”, si potrà parlare più correttamente di usura sopravvenuta.
      A favore di questa tesi vi sono delle recenti ordinanze (Tribunale di Napoli del 28.01.2014 e Tribunale di Milano del 28.01.2014) che propongono la soluzione più plausibile: il tasso nominale (TAN) non va sommato al tasso di mora, bensì, trattandosi di clausole ben distinte, vanno valutati separatamente. Se avviene quindi il superamento del tasso soglia a seguito dell’applicazione del tasso di mora (usura sopravvenuta) si dovrà procedere alla riconduzione del tasso applicato al tasso soglia (suggeriamo la lettura di un articolo scritto dall’Avv. Marco Ticozzi)
    • Anche in questo caso occorre fare delle osservazioni aggiuntive in quanto è necessario valutare l’influenza del tasso di mora:
      • se il tasso di mora è stato applicato in qualche rara occasione la consistenza della contestazione è davvero molto limitata e può essere sostenuta solo in alcune situazioni ad alta criticità (opposizioni a decreti ingiuntivi)
      • se il tasso di mora è stato applicato in svariate occasioni la contestazione potrebbe tradursi in un effettivo vantaggio economico per il cliente, che andrà quindi quantificato tramite un’analisi approfondita

Alcune considerazioni aggiuntive:

  • Se il contratto di mutuo viene giudicato usurario la banca procederà alla restituzione degli interessi fino a quel momento versati e, ovviamente, il cliente dovrà restituire l’intero capitale residuo all’istituto… probabilmente in un’unica soluzione. Non vi è traccia in alcuna sentenza che il capitale potrà essere restituito con le comode rate mensili.
  • Dal momento che esiste la possibilità concreta che una contestazione basata sulla sola “promessa usuraria” non abbia un esito positivo, è bene affidarsi ai consigli di consulenti esperti e non fidarsi dei miraggi proposti da abili commerciali. E’ importante valutare attentamente le modalità di contestazione, le spese da sostenere (analisi, legale, consulenza) e gli eventuali vantaggi o svantaggi economici.

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