Qualche giorno addietro ci siamo imbattuti nella lettura di un articolo apparso su un quotidiano di informazione giuridica, scritto da un avvocato, rappresentante di spicco di una nota associazione nazionale per la tutela dei consumatori, nonchè consigliere presso altrettanti organi ministeriali.

L’articolo verteva su un’analisi tecnico-giuridica relativa all’efficacia della clausola di salvaguardia degli interessi moratori, ossia tendeva a dimostrare come la somma dei tassi di interesse (corrispettivo, di mora, di estinzione anticipata) potesse eccedere i limiti di legge anche qualora il tasso di mora fosse ricondotto entro i valori imposti dal tasso soglia.

Tecnicismi a parte, veniva quindi proposta una soluzione matematica per determinare il costo di un contratto di finanziamento contemplando tutte le voci di spesa:

Tasso Complessivo = (TAEG - TAN) + Tasso Mora + (Comm. Est. Ant.)

Evidentemente, per il buon avvocato, la matematica non doveva comparire tra le materie preferite durante gli studi superiori, poichè quanto scritto non ha alcuna logica.

Partiamo quindi da un concetto base: in economia un tasso non è altro che la percentuale di interessi su un capitale.

Appare evidente che un tasso di interesse nominale (il quale genera interessi calcolati sul debito residuo) e un tasso di mora (che genera interessi calcolati sulle rate non pagate) non possano essere sommati tra loro poichè il montante, ossia l’importo sul quale calcolare gli interessi, non è lo stesso.

Nella formula horribilis, inoltre, veniva praticata la differenza tra il TAEG (che esprime un costo in funzione del tempo) e il TAN (che indica il tasso a cui verranno calcolati gli interessi): basti questo a dimostrare che l’avvocato non aveva la ben che minima idea di cosa significassero i vari termini indicati nell’espressione in quanto, anche in questo caso, l’operazione non è ammissibile.

Il nostro primo pensiero dopo questa amara lettura è stato rivolto ai poveri associati che inconsapevolmente si sono affidati a questa associazione (e a questo avvocato)!

Ovviamente non è mai corretto generalizzare, ma questo ci insegna che non sempre “associazione” è sinonimo di affidabilità e, soprattutto, non sempre “vicepresidente” o consigliere presso organi ministeriali sono sinonimo di professionalità.

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